La censura nei fumetti erotici anni ’60-70: la decapezzolizzazione

02 Feb. 22 12.46Continuando ad approfondire il tema dei fumetti erotici, diffusi sugli scaffali negli anni 60/70, mi sono imbattuto su questo articolo tratto dal blog Chico e i fumetti:

Mi sono sempre chiesto quale sarà mai stato l’albo in cui venne mostrato per la prima volta un seno nudo. Una mia morbosa curiosità che maschero da interesse storico e culturale!  Non so se mai riuscirò a dare una risposta al mio quesito (qualche idea in proposito?)  ma penso che si tratti di un albo appartenente ad una qualche testata uscita durante il biennio 1968-69, in quegli anni di grandi mutamenti sociali.

Perché il passaggio dalla scollatura alla tetta in bella vista è stato lento e graduale, mese dopo mese, numero dopo numero. La storica e mai abbastanza osannata Editrice 66 di Barbieri e Cavendon,  senza la quale il fumetto italiano non sarebbe mai stato lo stesso, all’inizio fu molto parsimoniosa nell’elargizione di questi premi visivi ai suoi fedeli lettori. Ancora alla fine del 1966 non si trova una tetta scoperta neanche a pagarla (150 lire). Ecco una tavola presa da Isabella I serie n. 17, del Novembre del 1966, in  cui  Sandro Angiolini disegna in abiti succinti solo un personaggio marginale (la Duchessa ha al massimo un’ampia scollatura):

Sempre del Novembre del 1966 è il n.8 di Goldrake I serie, in cui i disegni (che mi sembrano di Giuseppe Montanari) sono già più arditi, ma sempre attentamente censurati:

 

E’ soltanto a partire dal 1970 che la zinna diventa ufficialmente partimonio culturale dell’umanità, e trova finalmente il suo meritato riconoscimento e il suo spazio in tutte le nuove pubblicazioni. Jolanka, tanto per dirne una, fin dal primo numero (Maggio 1971) è ben più generosa con tutti, lettori e personaggi (dis. Piero Gamba):

 

Ma il percorso è stato molto graduale, con curiose tappe intermedie, come quella della decapezzolizzazione. “Viene cioè disegnata la donna ancora a torso nudo, ma il seno privo di capezzoli. Ne risulta una specie di mostro che maggiormente attira l’attenzione su quel particolare che si voleva nascondere”. La citazione è da un minuscolo paragrafetto  che appare nel libriccino Erotismo & Fumetti scritto da Zeno Ghiringhelli e pubblicato nel 1969 dalle Edizioni RG (un “saggio” senza pretese e chiaramente pubblicitario – la RG è la casa editrice di quasi tutti gli erotici del periodo – ma interessante perché scritto proprio negli anni “caldi” del fenomeno). Il libercolo testimonia in questo modo la fugace apparizione della donna decapezzolata nel mondo dei fumetti, negli anni 1968-69. Non aggiunge che il dettaglio, oltre ad attirare l’attenzione sul particolare della donna-mostro, distrugge completamente qualsiasi interesse del lettore verso la nudità. E infatti è una censura che dura pochissimo nel tempo!

Ecco qualche tavola da Angelica I serie n.6, del Novembre 1969 (dis.?):

Solo tre mesi dopo, ma nel decennio successivo, il tabù è superato (Angelica I serie n.9, Febbraio 1970, disegni Nicola Del Principe):

Cosa non possono fare due capezzoli!

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